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Mandorlo Prunus Dulcis :Coltivazione e Potatura

Prunus dulcis :coltivazione e potatura


Il mandorlo non ha particolari esigenze riguardo alla natura del suolo. Vanno bene tutti, eccetto i terreni salini, completamente sabbiosi o ghiaiosi. Si adatta perfino ai terreni calcarei, in particolare quando è innestato su uno dei portainnesti ibridi di mandorlo-pesco, vigorosi e resistenti sia alla siccità sia ad un eccesso puntuale di umidità.


Coltivazione del mandorlo


Ecco tutto quello che ti serve sapere per coltivare al meglio un mandorlo.


Temperatura di esposizione del mandorlo


Molti credono che il mandorlo tema le gelate invernali e che la sua area di coltivazione si limiti alla zona costiera del mediterraneo.


In realtà, se è in fase di riposo vegetativo, può sopportare temperature sotto zero fino a -20°C. Il freddo acuto, infatti, fa parte del suo ciclo vitale, perché ne ha bisogno per fiorire e per la spollonatura.


Tuttavia teme le gelate anche di breve durata e deboli, durante l'epoca della fioritura, soprattutto se prima si verifica un aumento temporaneo delle temperature minime; gli ovuli dei frutti giovani possono essere irrimediabilmente danneggiati con 2 o 3 ore di gelate a -2°C. Per una buona fecondazione sono essenziali 3 fattori:

  1. temperature giornaliere che raggiungano i 15°C per alcune ore

  2. luminosità intensa

  3. assenza di precipitazioni eccessive, che favoriscono gli attacchi di Monilia sui fiori.

Propagazione del mandorlo


Bisogna tener conto del fatto che le varietà di mandorli non sono autofecondabili: tutte devono essere accompagnate da un'altra varietà riconosciuta come buona impollinatrice; ciò significa che non si può coltivare 1 sola varietà, necessario quindi piantarne almeno 2, il cui incrocio sia stato provato prima e sia risultato fecondo.


Generalmente, le combinazioni consigliate di 2 varietà associate sono riportate sui cataloghi dei vivai. Gli organi vegetativi e fruttiferi del mandorlo sono simili a quelli del pesco: succhioni, rami anticipati, rami misti, brindilli e mazzetti di maggio; nell'insieme, sono piuttosto tozzi.


I frutti raggiungono le loro dimensioni definitive circa un mese dopo la fecondazione, nonostante tutto, spesso devono beneficiare di irrigazioni per maturare correttamente (ci metteranno da 200-220 giorni, vale a dire circa 6 o 8 mesi), come una mela 'Granny Smith'.


Frutti del mandorlo: produzione, maturazione e raccolta


Il mandorlo riesce sempre ad alimentare tutti i suoi frutti, perfino in un'annata di forte produzione e di scarse precipitazioni, pertanto non si verifica il fenomeno dell'alternanza, tipico degli alberi a semi; per la stessa ragione, non si eseguono neanche i diradamenti dei frutti.


Si può eseguire una raccolta «verde» in giugno-luglio, prima della completa maturazione; se ne può eseguire anche una «secca», a maturazione ultimata, in settembre o ottobre (le mandorle si raccolgono mediante teloni recettori posti sotto gli alberi, dopo la scossa dei rami o l'abbacchiatura degli organi fruttiferi).


Questi frutti, caduti sui teloni recettori, col guscio semi aperto e secco, si dispongono in un solo strato in recipienti, o in un luogo coperto, affinché si secchino nel periodo di 12 o 15 giorni; i gusci si separano dalle bucce e si immagazzinano in sacchi di tessuto di iuta.


Lungo il litorale mediterraneo, una forma molto diffusa di allevamento del mandorlo è quella a vaso in forma libera, con 4 o 5 rami maestri, nelle regioni con un clima meno favorevole, si alleverà a palmetta, a ventaglio o a spalliera orientata verso sud o sudovest.


Per formare un vaso, bisogna accorciare il pollone a 80-90 cm di altezza, durante l'inverno della piantagione.


Si eliminano tutti i rami anticipati sotto i 50 cm e quelli che sono più in alto si potano sopra le gemme della base.

Queste gemme conservate germoglieranno durante la primavera e ciascuna produrrà un germoglio.


Durante la seconda primavera, si formano ramificazioni che si trasformeranno in rami secondari. Alla fine del secondo inverno successivo alla piantagione, si eliminano le ramificazioni che possono avere un doppio uso o causare confusione. I prolungamenti dei rami principali si accorciano di circa 1/3 della loro lunghezza, poiché una potatura più drastica pregiudicherebbe la rapidità della messa a frutto e la produttività delle varietà recenti. Si devono eliminare tutti i succhioni dal cuore dell'albero, i rami morti e quelli che sono improduttivi. Per formare una palmetta a ventaglio a ridosso di un muro, si procede in modo simile, ma eliminando tutti i rami anticipati orientati verso il muro e quelli che crescono dalla parte opposta dell'albero.


N.B. Queste operazioni sono importanti ed è importante utilizzare gli strumenti adatti, come delle cesoie per la potatura, bene affilate e pulite, per evitare di far soffrire la pianta e causare infezioni


Potatura di fruttificazione


I fiori si formano su legno di 1 anno o più; la potatura, in particolare quella dei rami misti, ha come obiettivo l'eliminazione del legno che ha dato dei frutti per un certo periodo e far si che ne crescano altri affinché la produzione si mantenga con la comparsa di germogli avventizi che più tardi si diraderanno.


Sovente, gli organi che hanno dato frutto per 2 o 3 anni, muoiono da soli, perciò si eliminano con la potatura (contemporaneamente, sotto le cortecce più vecchie, incominciano a spuntare alcune gemme che si trasforme- ranno in rami misti).


Ogni tanto, si deve arieggiare il centro dell'albero mediante l'eliminazione dei rami che si incrociano o che sono poco diradati, poiché il mandorlo tende a diventare molto fitto. Si accorciano anche i prolungamenti dei rami principali per mantenere gli organi fruttiferi e la vegetazione di base.


Potatura di ringiovanimento


Quando l'albero invecchia, ci si servirà di 2 o 3 succhioni ben situati per sostituire 1 o 2 rami invecchiati o indeboliti, che sono meno produttivi.


Questo ringiovanimento dei rami principali, di norma, si esegue ogni 3 o 4 anni, nella maggioranza dei casi, però, bisogna ricordare che il mandorlo fa parte del genere botanico Prunus che, come il pesco, il ciliegio e il susino, non ama le potature dei rami grossi, specialmente se poi non vi si applica una 𝗽𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗶𝗰𝗮𝘁𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝗻𝘁𝗲.






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